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    Un tempo era difficile persino conoscere i nomi dei propri vicini di casa. Quante volte ti è capitato di incontrare una persona al bar e pensare: “Vivo qui da tutta la vita, possibile che non lo abbia mai visto?”. Con la creazione e la crescita dei Social Network questo pericolo sembra totalmente scongiurato. Ormai da qualche anno tutti i possibili dati sul 90% delle persone viventi sul suolo terracqueo sono facilmente rintracciabili con una semplice ricerca su Google.

    Questa immensa gestione delle informazioni è diventata uno dei più importanti soggetti di studio degli ultimi anni. Tra i più importanti, si trova quello condotto dall’Unione Europea, che ha studiato i comportamenti di oltre 3000 persone di varie nazionalità (tra cui l’Italia) in relazione alla loro disponibilità a fornire dati personali all’interno di social network. I risultati di questa ricerca hanno prodotto alcuni spunti non propriamente aspettati, quali ad esempio la maggior propensione delle persone culturalmente più avanzate a concedere informazioni di sé (nonostante siano mediamente più all’avanguardia sui rischi che si corrono). Inoltre, le donne risultano più attente e restie, più “abbottonate”, all’interno dell’immenso mondo di internet.

    Ovviamente, il più grande contenitore di informazioni sugli utenti è Facebook. Ogni commento, mi piace o post condiviso contribuisce a mostrare una propria parte di sé, che i complicati algoritmi del social network di Menlo Park utilizzeranno per incrociarli con gli altri dati. In sostanza, Mark Zuckerberg conosce che tipo di persona sei. Uno scansafatiche? Un acculturato? Un aspirante regista? È tutto scritto nelle azioni compiute all’interno del social più funzionale ed invasivo di sempre. Questi elementi poi, potranno essere utilizzati ad esempio da banche o assicurazioni per farsi un’idea ancora prima di aver parlato direttamente con te su che tipo di pagatore potresti essere, e agire di conseguenza.

    In conclusione, cosa possiamo fare per tenere sotto controllo la nostra privacy?

    Un consiglio può essere di ragionare sulle conseguenze di ciò che viene pubblicato e, se non ritenuto fondamentale, tenerselo per se. Oppure, seguire i consigli del Garante per la protezione dei dati personali (rintracciabili in questo sito). Pensateci, potreste evitare di vivere avventure come i protagonisti del video che vi proponiamo, shockati dalle incredibili “capacità” di questo lettore di “menti digitali”.

    Buona visione e, come disse Mark Twain:

    ““La coscienza è quella vocina interiore che ci avverte, quando meno ce lo aspettiamo, che qualcuno ci sta guardando.”

     

     

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