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    Kaspersky
    Sovranità digitale: le regole da sole non bastano

    L’Europa ha costruito negli ultimi anni uno dei quadri normativi più avanzati al mondo in materia digitale. GDPR, NIS2, AI Act: un impianto regolatorio solido, spesso preso a modello a livello globale. Eppure, a fronte di tanta produzione normativa, la dipendenza da tecnologie sviluppate fuori dai confini europei resta un dato strutturale, non un dettaglio marginale.

    Come sottolinea in un recente intervento su Agenda Digitale, Cesare D’Angelo, General Manager Italy, France & Mediterranean di Kaspersky. La sovranità digitale non può essere ridotta a un tema di compliance: richiede la capacità concreta di progettare, governare e verificare i sistemi lungo tutto il loro ciclo di vita.

    È qui che si gioca la vera partita della sovranità digitale, ed è qui che nasce il problema principale: un sistema può essere perfettamente conforme sulla carta e comunque vulnerabile nella pratica.

    Sovranità digitale: come si misura

    La compliance formale, se limitata a controlli documentali e certificazioni statiche, non garantisce automaticamente sicurezza operativa. Il nodo centrale è la gestione della filiera tecnologica. Le architetture digitali di oggi sono ecosistemi complessi, fatti di componenti open source, servizi cloud e software di terze parti. Ogni anello di questa catena che non è pienamente conosciuto o controllato rappresenta un punto di esposizione. Gli attacchi alla supply chain degli ultimi anni lo dimostrano: basta una singola falla per compromettere interi sistemi, a prescindere da quante certificazioni siano state ottenute a monte.

    Per questo la fiducia non può più essere solo dichiarata ma deve essere verificabile. Audit indipendenti, controllo dell’integrità del codice, tracciabilità delle modifiche, monitoraggio continuo delle vulnerabilità sono gli strumenti che trasformano un principio normativo in un controllo reale.

    La conclusione è chiara, la sovranità digitale non si misura nel numero di leggi approvate, ma nella capacità concreta di sapere cosa accade dentro i propri sistemi e di poterlo dimostrare, non solo affermare. Le organizzazioni che vogliono davvero essere sovrane, oggi, devono investire nella capacità tecnica di verifica, non solo nella conformità formale. Solo così la regolazione smette di essere un punto d’arrivo e diventa la base per una sicurezza autentica, misurabile e resiliente nel tempo.

     

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