OpenClaw: l’era degli agenti autonomi
Immagina un assistente IA che non si limita a rispondere alle tue domande in una chat, ma che agisce direttamente sul tuo computer: apre file, invia messaggi su WhatsApp, gestisce il calendario e automatizza flussi di lavoro complessi, il tutto girando localmente sulla tua macchina.
Questo non è il futuro, ma è OpenClaw, un nuovo agente IA autonomo e open source che gira in locale sul dispositivo dell’utente e sta ridefinendo il concetto di produttività personale.
Capire cos’è OpenClaw secondo Gendigital, nata dalla fusione di NortonLifeLock e Avast, è fondamentale perché rappresenta il passaggio fondamentale dai chatbot passivi agli agenti attivi. Non è solo un tool, ma un ecosistema in grado di imparare nuove “skill” dalla community o addirittura di scriverne di proprie al volo per adattarsi a qualsiasi esigenza.
A differenza dei chatbot tradizionali, si connette direttamente a file, browser e piattaforme di messaggistica, come ad esempio WhatsApp, Slack, Telegram per automatizzare flussi di lavoro, gestire calendari e inviare messaggi. Tuttavia, questa potenza comporta una responsabilità.
Comprenderne il funzionamento è essenziale per sfruttarne le incredibili capacità di automazione senza compromettere la propria sicurezza digitale e la privacy dei propri dati.
Come funziona e cosa può fare OpenClaw
Gli utenti possono installare “skill” preconfigurate dalla community per insegnare all’agente compiti specifici.
OpenClaw può scrivere autonomamente nuove skill in tempo reale su richiesta dell’utente, adattandosi a nuove attività senza limitazioni fisse. Un lato positivo è che automatizza compiti ripetitivi (email, file, calendari) facendo risparmiare tempo prezioso e si può personalizzare. Grazie alle “skill” create dalla community, si adatta perfettamente alle tue esigenze specifiche.
Girando sul tuo dispositivo, i dati non viaggiano necessariamente verso server cloud esterni, offrendo potenzialmente maggiore privacy rispetto ad altri tool.
Il lato più rischioso sta nel fatto che avendo accesso a file, email e chat, se un plugin di terze parti è dannoso o mal progettato, potrebbe rubare informazioni sensibili. Essendo autonomo, inoltre, potrebbe compiere azioni (come inviare messaggi o eliminare file) in base a un’interpretazione errata di un comando.
La sicurezza dipende quasi interamente dalla prudenza dell’utente nel decidere quali “skill” installare e quali permessi concedere e l’uso di skill e plugin provenienti da fonti esterne (tramite ClawHub) aumenta la vulnerabilità. Una competenza compromessa potrebbe causare la fuga di dati privati o eseguire azioni dannose non desiderate.