Il browser strumento principale delle truffe digitali
Il browser non è più uno strumento neutrale. Sta diventando il nuovo fronte principale delle truffe digitali potenziate dall’intelligenza artificiale.
Se fino a pochi anni fa il rischio si concentrava su email di phishing o download infetti, oggi l’attacco avviene direttamente dentro la pagina web che stiamo visitando. Gli aggressori utilizzano l’IA per creare annunci sponsorizzati e risultati di ricerca falsi quasi indistinguibili da quelli autentici. Copiano marchi, loghi e stile comunicativo, imitano siti bancari, corrieri ed e-commerce, e indirizzano le vittime verso pagine clone progettate per sottrarre credenziali e dati di pagamento. Basta un clic sul link sbagliato, spesso posizionato sopra quello legittimo, per consegnare le proprie informazioni a un criminale.
Ancora più insidiosi sono i finti negozi online generati in pochi secondi: immagini di prodotto create con l’IA, chatbot apparentemente realistici, numeri di tracciamento falsi e, dopo il pagamento, la scomparsa del sito. L’esperienza appare credibile, professionale, perfettamente costruita. Parallelamente crescono gli attacchi “in-browser”. Script dannosi incorporati nelle pagine, falsi popup di aggiornamento e tecniche di session hijacking*
(dirottamento di sessione), permettono di rubare il token di autenticazione che mantiene l’utente connesso. In questi casi non serve nemmeno la password: l’accesso all’account è immediato.
*Session hijacking è una tecnica di attacco informatico in cui un aggressore prende il controllo della sessione Internet attiva e autenticata di un utente per ottenere accesso non autorizzato a dati o risorse.
La minaccia invisibile
La minaccia è invisibile e convincente. Anche utenti prudenti possono essere ingannati. La sicurezza non significa più soltanto “non scaricare file sospetti”, ma adottare una disciplina rigorosa nella navigazione e nella gestione delle sessioni. Oggi la difesa passa dalla qualità delle nostre abitudini digitali. Cosa fare quindi?
Secondo Siggi Stefnisson, responsabile della sicurezza informatica e della tecnologia di Gen Digital (il gigante nato dalla fusione di NortonLifeLock e Avast) e autore dell’articolo sulle “Previsioni informatiche per il 2026” la risposta non è il panico, bensì: consapevolezza e metodo.
Prima di tutto lui suggerisce di rafforzare l’autenticazione, attivare passkey e autenticazione a due fattori (2FA), controllare regolarmente le sessioni attive sugli account sensibili e cambiare abitudini. Evitare di cliccare annunci sponsorizzati per banca o servizi governativi e usare segnalibri salvati o digitare manualmente gli indirizzi.
Negli acquisti online, verificare sempre i dati di contatto reali, le politiche di reso che siano chiare e i metodi di pagamento sicuri. Mantenere una pulizia periodica del browser, controllare le estensioni installate e utilizzare strumenti di sicurezza o rilevatori di truffe.
Se qualcosa sembra vago o automatizzato, eseguire il test del sito tramite un prodotto di sicurezza o un rilevatore di truffe prima di inserire i dati di pagamento. Anche la scelta di un browser orientato alla sicurezza può contribuire a ridurre il rischio. Soluzioni come Norton Neo integrano funzionalità basate sull’intelligenza artificiale per il rilevamento di siti sospetti e tentativi di phishing, affiancando le buone pratiche dell’utente.
Se qualcosa non ti convince, fermati! Nel web di oggi la velocità è l’alleata delle truffe, non della lucidità. Il dubbio non è un ostacolo, ma un indicatore, è un sistema di allerta. Ignorarlo significa consegnare il controllo a qualcun altro. Tra il clic e la scelta c’è un margine minimo, ma è lì che si decide tutto.