Il team Gen Threat Labs, la divisione di ricerca di Gen Digital, la società che controlla Avast, segue da alcuni mesi Warden Stealer, il malware che punta anche agli assistenti AI.
Si tratta di un infostealer venduto come servizio, scritto in Rust, che in pochi mesi è diventato uno dei più diffusi tra gli utenti protetti dalle soluzioni Avast, alla pari con Vidar, Amatera e Remus.
Il malware era stato inizialmente catalogato con il nome interno CallbackBeaver. Solo incrociando il codice con i messaggi pubblicati dagli autori sui forum clandestini, il team ha potuto collegarlo al suo nome reale. Quello che lo distingue è la struttura. Di solito chi acquista uno stealer deve procurarsi da solo il loader, il componente che fa arrivare il malware sul computer della vittima. Warden Stealer lo include già, insieme a un clipper per le criptovalute, un modulo che sostituisce gli indirizzi dei wallet copiati negli appunti. Il codice è offuscato in modo pesante e modificato di continuo per sfuggire ai controlli.
Il dato più preoccupante riguarda i file di configurazione degli assistenti AI e degli agenti di programmazione come Claude, Codex, Grok e Cursor. Possono contenere token di accesso, credenziali salvate nelle configurazioni MCP, cronologie dei prompt e tracce dei progetti su cui lavora uno sviluppatore. Chi li ruba ottiene l’accesso all’account e anche il contesto per capire quanto valgano quelle informazioni.
Il malware arriva soprattutto tramite software crackati, cheat per videogiochi, malvertising e campagne ClickFix, le finte verifiche che inducono l’utente a copiare ed eseguire un comando. Può inoltre aggirare la cifratura di password e cookie nei browser basati su Chromium.
Cosa deve fare chi opera nel canale MSP e reseller
Per chi opera nel canale MSP e reseller, la prima cosa è verificare che le soluzioni di sicurezza installate abbiano la protezione comportamentale attiva, perché le firme statiche da sole non bastano contro build che cambiano in continuazione. Va poi ricordato ai clienti il rischio dei software scaricati da fonti non ufficiali, cheat compresi. Una formazione breve sulle false verifiche ClickFix può evitare molti incidenti, perché spesso è l’utente stesso a eseguire il comando dannoso.
Nei clienti che usano assistenti AI o agenti di coding conviene controllare dove vengono salvati token e chiavi, ruotarli periodicamente, attivare l’autenticazione a più fattori e revocare le sessioni al primo sospetto. In caso di infezione, la priorità è cambiare le password salvate nel browser e invalidare i token di accesso agli strumenti AI.
Infine, strumenti di sistema come certutil e msiexec vengono usati per scaricare ed eseguire il payload. Monitorarne l’uso anomalo può far emergere un’infezione prima che i dati lascino la rete.
Per approfondire, il report tecnico completo è disponibile sul blog di Gen.