Spesso guardiamo alla GenAI (Generative Artificial Intelligence ) come a una bacchetta magica per la produttività, ma l’ultimo report di Norton solleva punti su cui ogni professionista e azienda dovrebbe riflettere. Non si tratta di fare allarmismo, ma di esercitare una consapevolezza digitale critica. Fondamentali per chiunque lavori con il digitale oggi sono i seguenti punti emersi:
- Mentre noi usiamo l’IA per scrivere email più velocemente, i cybercriminali usano strumenti come “FraudGPT” per automatizzare attacchi di phishing e creare deepfake sempre più indistinguibili dalla realtà. La difesa deve evolversi più velocemente dell’attacco. E questo è il paradosso della Cybersecurity.
- L’IA non è neutra. Se addestrata su dati storici parziali, rischia di replicare pregiudizi nelle selezioni del personale o nell’accesso alle cure mediche. L’intervento umano non è un “optional”, è il garante dell’equità.
- Ogni query ha un costo energetico non indifferente e il tema del copyright sui dati di addestramento rimane una zona grigia legale ed etica che non possiamo più ignorare.
L’IA non toglierà il lavoro agli umani, ma probabilmente chi sa usare l’IA in modo etico e sicuro, prenderà il posto di chi la ignora o la usa con leggerezza. L’arma migliore che abbiamo non è un software, è la nostra capacità di fare fact-checking e di proteggere i nostri dati sensibili.
E voi cosa ne pensate? State già adottando delle policy aziendali per l’uso sicuro della GenAI o vi affidate al buon senso dei singoli?
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